
Steam nel mirino: cosa significa la class action da 656 milioni di sterline per gli utenti?
- 14 milioni di utenti Steam UK potrebbero ricevere un risarcimento.
- La causa è di 656 milioni di sterline contro Valve.
- Commissioni fino al 30% applicate da Steam agli sviluppatori.
Si delinea un significativo scontro giuridico all’orizzonte per Valve Corporation, l’entità alla guida della nota piattaforma digitale Steam. Il Competition Appeal Tribunal britannico ha autorizzato un’azione legale dal valore complessivo pari a 656 milioni di sterline; tale iniziativa è stata avviata da attivisti difensori dei diritti digitali e accusa Valve di essere coinvolta in pratiche mirate al controllo del mercato videoludico su PC e alla limitazione delle dinamiche competitive. Tale sentenza potrebbe tradursi in compensazioni economiche per circa 14 milioni di utenti della piattaforma nel Regno Unito.
L’azione legale è stata originariamente proposta nel giugno del 2024, con Vicki Shotbolt – CEO dell’organizzazione Parent Zone – come attrice principale contro l’azienda californiana. Essa sostiene come Valve ferisca una serie atipica negoziale: le cosiddette clausole aderiscono alla parità dei prezzi imposte ai publisher e agli sviluppatori; questo impedisce ogni possibilità d’offerta competitiva sui titoli venduti attraverso altri circuiti commerciali più vantaggiosi rispetto ai suoi canali primari. La conseguenza diretta è una diminuzione delle opportunità disponibili ai consumatori oltre che uno squilibrio nell’agone competitivo.
Aggiungendo ulteriore gravità alle accuse è il divieto imposto dalla compagnia riguardo all’acquisto diretto dai suoi acquirenti sempre in merito ai DLC (contenuti scaricabili) destinati ai videogiochi già acquistati sulla sua interfaccia; questo provvedimento sembra confermare le tendenze monopolistiche già sottolineate nei precedenti argomenti legali sollevati dagli oppositori dell’operato aziendale. Questa restrizione, combinata con una commissione “eccessiva” fino al 30%, causerebbe “prezzi gonfiati” su Steam, facendo sì che i consumatori britannici paghino troppo per i giochi per PC e i loro contenuti aggiuntivi.
Valve aveva tentato di bloccare l’avanzamento della causa, ma il Competition Appeal Tribunal ha respinto le sue argomentazioni. Il tribunale ha stabilito che vi sono elementi sufficienti per procedere con un’azione collettiva a favore dei consumatori britannici.

Le accuse nel dettaglio: commissioni elevate e restrizioni anti-concorrenziali
La causa contro Valve si basa su due pilastri principali: le commissioni elevate applicate agli sviluppatori e le restrizioni imposte alla vendita di giochi e DLC su piattaforme concorrenti. Secondo l’accusa, Valve impone commissioni fino al 30% su tutte le vendite effettuate tramite Steam. Queste commissioni, considerate eccessive, non sarebbero assorbite dagli sviluppatori, ma trasferite direttamente sui consumatori attraverso prezzi più alti per i giochi e i contenuti in-game.
Inoltre, Valve impedirebbe agli sviluppatori di vendere i propri giochi a prezzi inferiori su altre piattaforme, limitando la concorrenza e mantenendo artificialmente alti i prezzi su Steam. Questa pratica, definita “price parity clause”, impedirebbe ai consumatori di beneficiare di offerte e sconti disponibili su altre piattaforme.
La causa sostiene che queste pratiche anti-concorrenziali non solo danneggiano gli utenti Steam, ma anche tutti coloro che acquistano giochi per PC o DLC su altre piattaforme, poiché i prezzi sarebbero gonfiati a causa della posizione dominante di Valve nel mercato.
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- 656 milioni? Ma davvero Valve sta rovinando così tanto i giocatori? 🤔...
- E se il problema non fosse solo Steam, ma l'intero modello di business...? 🧐...
Implicazioni e possibili risarcimenti per i consumatori
Nel caso in cui l’azione legale risultasse fruttuosa, si stima che circa 14 milioni di utenti Steam situati nel Regno Unito avrebbero la possibilità di ottenere un risarcimento. Il valore individuale della compensazione è previsto oscillare fra 22 e 44 sterline, conducendo a una somma complessiva potenzialmente pari a 656 milioni di sterline.
Significativo è evidenziare come l’azione legale non riguardi esclusivamente i possessori dell’abbonamento Steam; anche chi ha effettuato acquisti relativi ai videogiochi su piattaforme diverse, nonché DLC dal giorno 4 giugno 2018, fino al giorno 4 giugno 2024, può aspirare ad accedere alla class action ricevendo il relativo rimborso economico. Il verdetto del Competition Appeal Tribunal ha confermato una nota affermazione positiva per i diritti dei consumatori britannici ed esibisce potenzialità significative nell’influenzare l’ecosistema dei giochi su computer. Qualora venisse accertata la responsabilità di Valve in merito alla presunta manipolazione del mercato, sarebbe obbligata ad apportare cambiamenti nelle sue politiche commerciali oltre che dover procedere al ristoro degli utenti penalizzati.
Questo procedimento giuridico nei confronti di Valve si colloca all’interno di un panorama più vasto caratterizzato dalla crescente vigilanza esercitata dalle autorità regolatorie così come dai fruitori stessi nei confronti delle modalità operative adottate dalle principali aziende tecnologiche. In anni recenti, numerose aziende come Google e Sony hanno subito accuse riguardo al loro comportamento commerciale, con particolare riferimento all’abuso della posizione dominante e all’implementazione di pratiche considerate anti-concorrenziali.
La sentenza emessa dal tribunale britannico ha il potenziale di stimolare un maggiore numero di azioni legali da parte dei consumatori e delle autorità regolatorie nei confronti delle imprese che utilizzano una forza economica preponderante a discapito della competizione leale, causando conseguenze negative tanto ai rivali quanto agli utenti finali.
I nostri consigli
L’intricata questione legale riguardante Valve insieme alle accuse di manipolazione del mercato suscita quesiti rilevanti circa l’influenza esercitata dalle piattaforme digitali nel panorama contemporaneo ed evidenzia l’urgenza della protezione dei diritti dei consumatori.
Per quei giocatori occasionali, la condizione attuale potrebbe costituire un’ottima occasione per riconsiderare il proprio modo di acquistare videogiochi ed esplorare opzioni diverse da Steam; nomino GOG ed Epic Games Store tra queste, in quanto tendono ad avere prezzi decisamente più vantaggiosi oltre a politiche particolarmente amichevoli nei confronti degli sviluppatori. Investire nella diversificazione delle proprie fonti d’acquisto è un passo verso il sostegno alla concorrenza e il vantaggio nell’accesso ad offerte superiormente attraenti.
Dal canto loro, i giocatori esperti possono trovare in questo scenario un incentivo ad approfondire la propria comprensione riguardo ai meccanismi interni dell’industria videoludica nonché alle strategie commerciali adottate dai colossi del settore. Avere chiara la gestione delle commissioni insieme all’effetto delle esclusive, così come quello della limitazione territoriale, risulta cruciale per effettuare scelte d’acquisto illuminate e appoggiare sviluppatori indipendenti capaci di realizzare creazioni innovative e originalissime.
La questione sollevata dalla causa contro Valve ci spinge a considerare attentamente quale direzione desideriamo dare alle piattaforme digitali nel nostro ambiente videoludico. Preferiamo un contesto economico guidato da alcune grandi aziende che stabiliscono unilateralmente le norme, oppure aspiriamo a una realtà commerciale caratterizzata da maggiore apertura e competizione? Questa fondamentale questione influenzerà senza dubbio l’evoluzione del settore videoludico.







