
Stop Killing Games: L’UE può salvare i tuoi videogiochi?
- L'iniziativa ha superato 1 milione di firme necessarie per la discussione.
- Il movimento propone soluzioni per garantire l'accesso ai giochi dopo la chiusura dei server.
- Raccolti oltre 1,2 milioni di firme in Europa.
Un’iniziativa di portata continentale, denominata “Stop Killing Games”, sta catalizzando l’attenzione di giocatori, sviluppatori e legislatori. Nata dalla crescente frustrazione per la pratica, sempre più diffusa, di disattivare i server di giochi online, rendendo di fatto inutilizzabili titoli regolarmente acquistati, l’iniziativa ha raccolto un consenso vastissimo, superando ampiamente il milione di firme necessarie per essere discussa dal Parlamento Europeo. Si tratta di un evento senza precedenti, che potrebbe segnare un punto di svolta nel modo in cui concepiamo la proprietà digitale e la conservazione del patrimonio videoludico.
L’iniziativa, presentata il 19 Giugno 2024 e lanciata il 31 Luglio dello stesso anno, ha avuto un anno di tempo per raccogliere un milione di firme nell’Unione Europea e raggiungere le soglie minime in almeno sette Stati membri. L’obiettivo è stato raggiunto il 4 Luglio. A partire da lunedì, è in fase di verifica. Gli Stati membri hanno ora tre mesi di tempo per verificare la validità delle firme. Ma la strada è ancora lunga. Gli organizzatori dovranno poi presentare formalmente l’iniziativa alla Commissione Europea per l’esame, che avrà sei mesi di tempo per dichiarare se intende o meno intervenire e presentare una proposta legislativa al Parlamento Europeo. Se necessario, il testo dovrà comunque passare attraverso il processo di adozione nel diritto dell’UE.
L’aspetto più significativo di “Stop Killing Games” è la sua natura dal basso. Non si tratta di una campagna promossa da grandi aziende o associazioni di categoria, ma di un movimento nato dalla volontà dei giocatori di tutelare i propri diritti e di preservare un bene culturale che rischia di andare perduto. La chiusura dei server, infatti, non comporta solo l’impossibilità di giocare online con altri utenti, ma anche la perdita di progressi, personalizzazioni e, in alcuni casi, dell’intero gioco. Un esempio eclatante è quello di “The Crew”, un titolo di corse online sviluppato da Ubisoft, che è stato reso completamente inaccessibile nel 2024. Questo caso, tra molti altri, ha scatenato un’ondata di proteste e ha spinto molti giocatori a unirsi al movimento “Stop Killing Games”. Il dibattito si infiamma intorno alla proprietà digitale e a cosa significhi realmente acquistare un videogioco nell’era moderna.
Il movimento, che ha visto tra i suoi portavoce figure come Daniel Ondruska, non si limita a denunciare la situazione attuale, ma propone soluzioni concrete. L’obiettivo principale è quello di ottenere una legislazione europea che obblighi gli sviluppatori a garantire l’accesso ai giochi anche dopo la chiusura dei server ufficiali. Questo potrebbe avvenire attraverso diverse modalità, come la creazione di versioni offline, la possibilità di utilizzare server privati o la pubblicazione del codice sorgente del gioco. L’importante, secondo i promotori dell’iniziativa, è che i giocatori possano continuare a godere dei titoli che hanno acquistato, senza dover temere che vengano “uccisi” da decisioni unilaterali delle aziende. Il movimento chiede che, nel momento in cui un gioco viene sospeso, ci sia un piano di fine vita che lo mantenga ragionevolmente giocabile. Non si pretende che sia completamente giocabile con tutte le opzioni, ma solo che il nucleo del gioco sia ancora accessibile a chi lo ha legalmente acquistato.

Le richieste specifiche del movimento
Le richieste del movimento “Stop Killing Games” si articolano in diversi punti chiave, tutti volti a garantire una maggiore tutela dei diritti dei consumatori e a promuovere la conservazione del patrimonio videoludico. Al centro di tutto c’è il concetto di proprietà digitale. Il movimento sostiene che l’acquisto di un videogioco digitale dovrebbe conferire al consumatore gli stessi diritti di un acquirente di un bene fisico, compreso il diritto di utilizzarlo a tempo indeterminato. Questo significa che gli sviluppatori non dovrebbero poter disattivare i server di gioco o rimuovere i titoli dalle piattaforme di distribuzione senza fornire alternative adeguate.
Un altro punto fondamentale è la trasparenza. Il movimento chiede che le condizioni di vendita dei videogiochi digitali siano chiare e comprensibili, in modo che i consumatori siano pienamente consapevoli dei propri diritti e dei propri obblighi. In particolare, le aziende dovrebbero essere obbligate a comunicare in anticipo la data di chiusura dei server e a fornire informazioni dettagliate sulle alternative disponibili.
Inoltre, “Stop Killing Games” promuove la creazione di standard tecnici che facilitino la conservazione dei videogiochi. Questo potrebbe avvenire attraverso la definizione di formati di file aperti, la pubblicazione del codice sorgente dei giochi o la creazione di emulatori in grado di far funzionare i titoli più datati sulle piattaforme moderne.
Infine, il movimento chiede che le istituzioni europee riconoscano il valore culturale dei videogiochi e che promuovano politiche volte a preservare questo patrimonio per le future generazioni. Questo potrebbe avvenire attraverso la creazione di archivi digitali, il finanziamento di progetti di ricerca sulla storia dei videogiochi o l’introduzione di incentivi fiscali per le aziende che si impegnano nella conservazione dei propri titoli.
L’obiettivo finale è quello di creare un ecosistema videoludico più equo e sostenibile, in cui i diritti dei consumatori siano tutelati e in cui il patrimonio culturale sia preservato. Un sistema in cui, una volta acquistato un gioco, questo resti di proprietà del compratore. L’iniziativa, con oltre 1,2 milioni di firme raccolte in Europa, ha portato prepotentemente alla ribalta una questione sempre più pressante: è etico che un videogioco diventi inaccessibile una volta interrotto il supporto online, anche se acquistato legalmente dagli utenti? Questa proposta mira all’introduzione di una normativa che proibisca la disattivazione permanente dei giochi digitali, rafforzando il diritto dei consumatori a mantenerne l’accesso.
Il gruppo Video Games Europe, che riunisce colossi come Nintendo, Microsoft, Sega e Square Enix, ha espresso forte opposizione alla proposta, definendola dannosa sia per gli sviluppatori sia per l’evoluzione del settore. Secondo quanto affermato nel comunicato, l’imposizione alle aziende di mantenere server attivi indefinitamente “genererebbe un aumento spropositato dei costi” e potrebbe “frenare drasticamente l’innovazione nel game design”. Nello specifico, si evidenzia come numerosi titoli contemporanei siano concepiti sin dalle origini per un’esperienza esclusivamente online, e una loro eventuale riconversione in prodotti “perenni” rischierebbe di alterarne profondamente la natura o di rendere insostenibile il loro sviluppo. Vi è poi la problematica legata alla sicurezza: l’affidamento a server privati non assicurerebbe le medesime garanzie in termini di protezione dei dati personali, gestione di contenuti illeciti e moderazione della community, esponendo gli editori a potenziali rischi legali e reputazionali.
Nonostante le proprie riserve, Video Games Europe si è dichiarata disponibile a intavolare un dialogo con i promotori dell’iniziativa e con i legislatori europei. Il dibattito è destinato ad ampliarsi, in particolare alla luce di recenti vicende come la rimozione di The Crew. Il confronto tra i diritti dei consumatori e l’autonomia degli sviluppatori è appena iniziato e nei prossimi mesi potrebbe ridefinire radicalmente la nostra percezione della proprietà digitale nell’ambito videoludico.
- Finalmente qualcuno si batte per i nostri diritti di consumatori! 👍......
- Non sono d'accordo, le aziende devono poter decidere... 👎......
- E se invece di obbligare, si incentivasse la conservazione? 🤔......
Implicazioni legali ed economiche di un intervento legislativo
Un intervento legislativo europeo sulla chiusura dei server e sulla rimozione dei giochi digitali avrebbe implicazioni significative sia dal punto di vista legale che economico. Dal punto di vista legale, si tratterebbe di definire un nuovo quadro normativo per la proprietà digitale, che tenga conto delle specificità dei videogiochi e delle esigenze dei consumatori. Questo potrebbe comportare la modifica delle leggi esistenti sul diritto d’autore, sulla protezione dei consumatori e sulla concorrenza.
Uno degli aspetti più delicati da affrontare è quello della responsabilità. Chi dovrebbe essere responsabile della conservazione dei videogiochi? Gli sviluppatori, i publisher, le piattaforme di distribuzione o le istituzioni pubbliche? E quali dovrebbero essere le sanzioni per le aziende che non rispettano le nuove regole?
Un altro aspetto importante è quello della compatibilità. Come garantire che i nuovi standard tecnici siano compatibili con le diverse piattaforme e con i diversi sistemi operativi? E come evitare che le nuove regole creino barriere all’innovazione e alla creatività?
Dal punto di vista economico, un intervento legislativo potrebbe avere effetti sia positivi che negativi. Da un lato, si rafforzerebbe la fiducia dei consumatori, che sarebbero più propensi ad acquistare videogiochi digitali se sapessero che i loro diritti sono tutelati. Dall’altro, si potrebbero aumentare i costi per le aziende, che dovrebbero investire nella conservazione dei propri titoli e nella creazione di alternative per i giochi che dipendono esclusivamente da una connessione online.
Secondo alcuni esperti, l’obbligo di mantenere attivi i server o di fornire versioni offline dei giochi potrebbe comportare un aumento dei costi di sviluppo e di gestione, che si tradurrebbe in un aumento dei prezzi per i consumatori. Altri, invece, sostengono che la conservazione dei videogiochi potrebbe creare nuove opportunità di business, come la vendita di versioni restaurate o la creazione di servizi di abbonamento per l’accesso a cataloghi di giochi classici.
La questione è complessa e richiede un’analisi approfondita dei costi e dei benefici di un intervento legislativo. È necessario trovare un equilibrio tra la tutela dei diritti dei consumatori e la promozione dell’innovazione e della creatività. È cruciale considerare che l’industria videoludica continua a manifestare una chiara avversione nei confronti di tale proposta. Per gli editori, sostenere server operativi o sviluppare modalità offline per i giochi di tipo “live service” comporta costi aggiuntivi, spesso insostenibili quando la base di utenti subisce un calo drastico. A riprova di questa posizione, anche il CEO di Ubisoft si è espresso sull’argomento, dichiarando che “nulla è eterno” e suggerendo che l’interruzione dei servizi online rientri nel normale ciclo di vita commerciale di un prodotto. Tali dichiarazioni alimentano ulteriormente il dibattito tra la conservazione del patrimonio culturale, la salvaguardia dei diritti dei consumatori e la sostenibilità economica. Con oltre un milione di firme convalidate, “Stop Killing Games” entra ora nella sua fase più delicata: quella del confronto politico. Il destino dei giochi “live service” in Europa potrebbe non essere più una prerogativa esclusiva degli editori.
I nostri consigli
Di fronte a questa complessa situazione, è importante che i giocatori siano consapevoli dei propri diritti e che si informino sulle alternative disponibili. Prima di acquistare un videogioco digitale, è consigliabile leggere attentamente le condizioni di vendita e verificare se il titolo prevede una versione offline o se dipende esclusivamente da una connessione online. In caso di dubbi, è possibile contattare il servizio clienti dell’azienda o consultare forum e community online per raccogliere informazioni e pareri da altri giocatori.
Per i gamer occasionali, un consiglio utile è quello di privilegiare i titoli che offrono una modalità single-player completa e che non richiedono una connessione internet per essere giocati. In questo modo, si eviterà di dover affrontare la frustrazione di vedere il proprio gioco preferito diventare inutilizzabile a causa della chiusura dei server.
Per i gamer più esperti, invece, una possibile soluzione è quella di esplorare il mondo delle mod e dei server privati. Molti giochi online, anche dopo la chiusura dei server ufficiali, continuano a vivere grazie al lavoro di appassionati che creano modifiche e server alternativi, permettendo ai giocatori di continuare a divertirsi con i propri titoli preferiti. Tuttavia, è importante fare attenzione alla sicurezza e alla legalità di queste soluzioni, verificando che le mod e i server privati siano affidabili e che non violino il diritto d’autore.
La questione della conservazione dei videogiochi è un tema complesso e in continua evoluzione, che richiede un impegno congiunto da parte dei giocatori, degli sviluppatori e delle istituzioni pubbliche. Solo attraverso un dialogo aperto e costruttivo sarà possibile trovare soluzioni che tutelino i diritti dei consumatori e che preservino il patrimonio videoludico per le future generazioni.
Il movimento “Stop Killing Games” ha acceso i riflettori su una problematica che riguarda tutti i giocatori, occasionali o esperti. Ci invita a riflettere sul valore dei videogiochi, non solo come prodotti di consumo, ma anche come opere d’arte e testimonianze culturali del nostro tempo. Cosa siamo disposti a fare per proteggere questo patrimonio? E come possiamo assicurarci che i videogiochi del futuro non facciano la stessa fine dei titoli del passato?
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* Avendo superato la soglia di un milione di firme certificate, l’iniziativa “Stop Killing Games” varca ora la soglia di una fase particolarmente impegnativa: quella delle trattative politiche.
- Pagina ufficiale dell'iniziativa europea "Stop Killing Games".
- Euronews riporta della petizione 'Stop Killing Games' e la risposta europea.
- Comunicato stampa della Commissione Europea sull'iniziativa dei cittadini europei.
- Risoluzione del Parlamento Europeo sulla protezione dei consumatori nei videogiochi.







