Allarme privacy: I giocatori di Genshin Impact spiati dall’IA?

La rimozione di una clausola sulla privacy ha scatenato il panico tra i giocatori di Genshin Impact. Scopri perché temono che le loro voci vengano usate per addestrare modelli di intelligenza artificiale senza consenso.

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  • Hoyoverse accusata di usare dati vocali per addestramento AI.
  • Rimossa clausola sulla privacy, ma resta l'opt-out per le chat.
  • Paragone con Microsoft Copilot Gaming AI e dati "on-by-default".
  • Rischio di profili dettagliati dei giocatori e uso improprio dei dati.
  • Il GDPR stabilisce trasparenza e consenso per i dati vocali.

Il Dilemma Etico dell’Addestramento AI e il Futuro della Privacy nei Videogiochi

La controversia sulla privacy di Genshin Impact

L’universo di Genshin Impact, con i suoi paesaggi vividi e le avventure coinvolgenti, si trova al centro di un acceso dibattito. La questione ruota attorno alla privacy dei giocatori e all’impiego dei loro dati vocali. Un aggiornamento, percepito da alcuni come marginale, alla politica sulla privacy del gioco, ha generato un’ondata di preoccupazioni. Al centro del problema, la potenziale formazione di modelli di intelligenza artificiale (AI) da parte di Hoyoverse, l’azienda che ha sviluppato il gioco, utilizzando proprio le conversazioni in-game degli utenti.

La clausola incriminata, presente fino a non molto tempo fa nella sezione 1, sottosezione XVIII della policy, menzionava la possibilità di processare i dati delle comunicazioni vocali per svariate finalità. Tra queste, il miglioramento dei servizi, la sicurezza e la moderazione dei contenuti. In seguito, la sezione è stata rimossa. La decisione ha alimentato ulteriormente i sospetti. La sezione 2, invece, precisa che le informazioni create dagli utenti, come le chat, potrebbero essere utilizzate per addestrare e affinare i modelli AI, offrendo agli utenti la facoltà di dissociarsi tramite l’“opt-out”.

La cancellazione della clausola specifica sui dati vocali non ha sedato gli animi, anzi. I giocatori temono che, malgrado l’opzione di dissociarsi, i loro dati vengano comunque raccolti e impiegati a loro insaputa e senza il loro consenso. Il paragone con la controversia legata a Microsoft Copilot Gaming AI, anch’essa accusata di immagazzinare dati di gioco “on-by-default”, risulta quasi inevitabile.

Per meglio comprendere la portata dell’evento, va ricordato che Genshin Impact è un gioco free-to-play sviluppato da Hoyoverse, rilasciato nel 2020. Ha riscosso un successo planetario, con milioni di giocatori attivi in tutto il mondo. Questo successo lo rende un bersaglio privilegiato per controversie legate alla privacy, data la quantità di dati potenzialmente raccolti.

Le preoccupazioni dei giocatori sono comprensibili. La privacy è un diritto fondamentale, e i dati personali, inclusi quelli vocali, devono essere trattati con la massima cura. La possibilità che le proprie conversazioni in-game vengano utilizzate per addestrare modelli AI senza un consenso esplicito solleva interrogativi importanti sul futuro della privacy nei videogiochi.

Il rischio maggiore, secondo alcuni esperti, è che questi dati possano essere utilizzati per creare profili dettagliati dei giocatori, con informazioni sulle loro abitudini, preferenze e persino emozioni. Questi profili potrebbero poi essere utilizzati per scopi commerciali, come la personalizzazione della pubblicità o l’offerta di contenuti mirati. Ma potrebbero anche essere utilizzati per scopi meno leciti, come la discriminazione o la manipolazione. La rimozione della clausola dai termini di servizio di Genshin Impact ha generato un acceso dibattito sulla privacy e l’utilizzo dei dati vocali dei giocatori.

Cosa ne pensi?
  • Finalmente un articolo che fa chiarezza sulla privacy! 👍......
  • Ma quindi, siamo tutti spiati e nessuno fa niente? 😠......
  • E se usassimo l'IA per proteggerci dall'IA? 🤔......

Il quadro legale e i rischi concreti

La vicenda della privacy policy di Genshin Impact porta alla luce un problema di portata maggiore: il rapporto tra dati personali, intelligenza artificiale e videogiochi. L’impiego delle voci per l’addestramento di modelli AI, anche se potenzialmente vantaggioso per migliorare i servizi e rendere più personale l’esperienza di gioco, mette in campo questioni etiche e legali di primaria importanza.

Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) stabilisce dei punti cardine per la protezione dei dati personali. Tra questi, la trasparenza, il consenso e la minimizzazione delle informazioni. In questo contesto, è essenziale valutare se Hoyoverse, e le altre aziende del settore, stiano rispettando questi dettami.

In accordo col GDPR, le informazioni vocali possono essere considerate dati personali, soprattutto se idonee a identificare un individuo. Anche se rese anonime, le informazioni vocali possono comunque sottostare a restrizioni, in base al grado di anonimizzazione e alla possibilità di re-identificazione. Il consenso al trattamento dei dati deve essere esplicito, consapevole e specifico. Ciò significa che i giocatori devono essere chiaramente informati su come le loro voci saranno utilizzate, per quali obiettivi e per quanto tempo. L’opzione di “opt-out” offerta da Hoyoverse potrebbe non essere sufficiente se non accompagnata da una trasparente informativa.

Il GDPR prevede inoltre il diritto all’oblio, ossia il diritto di richiedere la cancellazione dei propri dati personali. I giocatori dovrebbero poter esercitare tale diritto in modo semplice e funzionale, senza dover affrontare intoppi burocratici. Tali principi sono difficili da applicare nel contesto dei videogiochi. Un vademecum sul GDPR chiarisce come l’indirizzo email sia considerato un dato personale, e sottolinea l’importanza di proteggerlo da accessi non autorizzati. In definitiva, l’obiettivo del GDPR è quello di proteggere i dati personali dei cittadini europei, e le aziende che operano in Europa devono rispettare tale regolamento.

Esistono tuttavia delle zone d’ombra. Non è chiaro se i messaggi “privati” tra i personaggi dei giocatori debbano essere considerati dati personali. La conservazione dei dati degli utenti bannati pone questioni complesse, che potrebbero entrare in conflitto con il diritto all’oblio. Per risolvere queste sfide è necessario un approccio che coinvolga sviluppatori, esperti legali e i giocatori. Serve promuovere la trasparenza nelle pratiche di raccolta dei dati, offrendo un maggiore controllo agli utenti.

I rischi derivanti da una gestione non corretta dei dati personali sono molteplici. Innanzitutto, c’è il rischio di violazioni della privacy, con la possibilità che i dati vengano accessibili a terzi non autorizzati. C’è poi il rischio di discriminazione, con la possibilità che i dati vengano utilizzati per prendere decisioni sfavorevoli nei confronti di determinati individui o gruppi. Infine, c’è il rischio di manipolazione, con la possibilità che i dati vengano utilizzati per influenzare il comportamento dei giocatori.

Per le aziende del settore, il rispetto del GDPR è un obbligo legale, ma anche un’opportunità per costruire un rapporto di fiducia con i propri utenti. Un’azienda che dimostra di prendersi cura della privacy dei suoi giocatori è più probabile che ottenga la loro fedeltà e il loro supporto.

L’etica dell’ia e il ruolo dei game developer

La polemica sui dati vocali in Genshin Impact si inserisce in un contesto più ampio: l’etica dell’intelligenza artificiale (AI) nei videogiochi. L’AI sta trasformando l’industria del gaming. Da un lato, ci sono nuove opportunità per migliorare la grafica, personalizzare l’esperienza di gioco e creare mondi virtuali più realistici. Dall’altro lato, però, l’uso dell’AI solleva importanti questioni etiche, che devono essere affrontate in modo responsabile. In particolare, è necessario garantire che l’AI sia utilizzata in modo trasparente, equo e non discriminatorio.

L’intelligenza artificiale nei videogiochi è in grado di interpretare le emozioni dei giocatori, sollevando questioni di privacy e controllo emotivo. Gli algoritmi, in altre parole, analizzano i dati e modificano il gioco in base alle emozioni suscitate nei giocatori. Inoltre, l’AI potrebbe portare alla creazione di contenuti che riflettono solo le preferenze più comuni, tralasciando quelle meno rappresentate. La questione di fondo è che va garantita una diversità di narrazioni, anziché rinforzare stereotipi. Un esempio di tale problematica si è manifestato nel 2025, quando alcuni giocatori hanno accusato un noto titolo multiplayer di utilizzare l’AI per creare personaggi non giocanti (NPC) basati su stereotipi razziali.

I game developer, quindi, hanno un ruolo fondamentale. Anche se l’AI può automatizzare alcune fasi dello sviluppo dei giochi, la creatività umana resta centrale. La collaborazione tra esseri umani e AI può portare a risultati notevoli, ma gli sviluppatori devono mantenere il controllo creativo, usando l’AI in modo etico. Un esempio di collaborazione efficace è dato dall’uso dell’AI per generare automaticamente contenuti di gioco, come mappe o missioni, che vengono poi rifiniti e personalizzati dai game developer. Ciò consente di ridurre i tempi di sviluppo e di creare giochi più vari e coinvolgenti. I giocatori sono sempre più consapevoli dei rischi per la privacy e chiedono maggiore trasparenza. Le aziende devono ascoltare queste richieste e usare pratiche che rispettino i diritti dei giocatori, promuovendo un utilizzo etico dell’AI. Ciò significa fornire informazioni chiare sulle pratiche di raccolta dei dati, offrire opzioni di opt-out e proteggere i dati da accessi non autorizzati.

I nostri consigli

La vicenda dei dati vocali in Genshin Impact suona come un avvertimento per l’industria videoludica. Serve un cambio di prospettiva, dove la privacy e il controllo dei dati da parte dei giocatori siano prioritari. Per raggiungere ciò, si possono mettere in pratica alcune proposte. Innanzitutto, le informative sulla privacy devono essere chiare, evitando termini legali complessi. Devono specificare quali dati vengono raccolti, come vengono utilizzati, e per quanto tempo vengono conservati. In secondo luogo, i giocatori devono avere la possibilità di scegliere quali dati condividere. L’opzione di “opt-out” deve essere facile da trovare e garantire che i dati non vengano raccolti senza il consenso del giocatore. Un’altra proposta è quella di fornire ai giocatori strumenti per visualizzare, modificare e cancellare i propri dati personali. Questi strumenti devono essere accessibili direttamente nel gioco o tramite un’interfaccia web.

Inoltre, è fondamentale adottare tecniche di anonimizzazione per proteggere la privacy dei giocatori. I dati vocali, in particolare, devono essere trattati con cautela, impedendone l’utilizzo per identificare un individuo. Infine, serve definire degli standard etici per l’uso dell’AI nei videogiochi, che tengano conto dei diritti dei giocatori, promuovendo un uso responsabile di questa tecnologia. A tal fine, gli esperti suggeriscono di creare account separati per il gaming e di utilizzare carte prepagate per gli acquisti in-game, riducendo il rischio di esposizione dei dati finanziari. L’implementazione di queste misure non è semplice, ma è un passo necessario per garantire un futuro più sicuro e trasparente per i giocatori.

Un consiglio fondamentale per i gamer occasionali è di dedicare sempre un po’ di tempo alla lettura delle informative sulla privacy dei giochi che si scaricano. Può sembrare noioso, ma è l’unico modo per sapere davvero cosa si sta condividendo. Per i gamer esperti, invece, una sfida interessante potrebbe essere quella di sperimentare con strumenti di anonimizzazione e VPN per proteggere la propria privacy online. È un modo per diventare più consapevoli dei propri dati e per riappropriarsi del controllo sulla propria identità digitale.

Ricorda, il mondo del gaming è un luogo di divertimento e scoperta, ma è anche un ambiente in cui la tua privacy è a rischio. Sii consapevole, informati, e prendi il controllo dei tuoi dati. Solo così potrai goderti appieno la tua passione per i videogiochi, senza rinunciare alla tua sicurezza e alla tua libertà.


Articolo e immagini generati dall’AI, senza interventi da parte dell’essere umano. Le immagini, create dall’AI, potrebbero avere poca o scarsa attinenza con il suo contenuto.(scopri di più)
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