
Mewgenics: abbiamo analizzato il folle mondo di Edmund McMillen
- Nel 2012, Team Meat annunciò un roguelike tattico con gatti mutanti.
- Il gioco è stato completamente ripensato dopo essere stato accantonato nel 2014.
- Ogni gatto eredita tratti genetici, creando combinazioni uniche.
Mewgenics, la creazione di Edmund McMillen, già celebre per aver dato vita a The Binding of Isaac, incarna perfettamente una tendenza distintiva nel panorama videoludico. L’opera, annunciata, poi ripresa e più volte rielaborata, è divenuta per molti una sorta di miraggio, quasi un’illusione. Ma è davvero così? E, soprattutto, quale rilevanza assume Mewgenics nell’evoluzione del cosiddetto “McMillenismo”, quella singolare filosofia di design, tanto intimistica quanto perturbante?
Per cogliere l’essenza di Mewgenics, è indispensabile analizzare la figura di McMillen, un autore che ha saputo fare della vulnerabilità un vero e proprio tratto distintivo, trasformando traumi e ossessioni in esperienze ludiche inimitabili e destabilizzanti. Da Super Meat Boy, un platform che mette a dura prova i riflessi del giocatore, a The Binding of Isaac, un roguelike che trascina il giocatore in un incubo di matrice biblica, McMillen non ha mai esitato ad affrontare tematiche scomode, scandagliando le profondità dell’animo umano e rivelandone il lato più oscuro.
La vicenda di Mewgenics assume i contorni di un vero e proprio racconto. Era il *2012 quando Team Meat, forte del successo ottenuto con Super Meat Boy, annunciò un roguelike tattico a turni, con protagonisti dei gatti mutanti. Un’idea indubbiamente bizzarra, una fusione di elementi “cute” e “gross” che già prefigurava lo stile inconfondibile di McMillen. Tuttavia, qualcosa non andò per il verso giusto. Nel 2014, il progetto venne accantonato, vittima di problematiche interne al team e di una visione ancora troppo incerta. La situazione sembrava irrimediabile.
E invece no. A distanza di anni, McMillen, questa volta in solitaria, affiancato da Tyler Glaiel, decise di far risorgere Mewgenics. Non si trattava, però, di un semplice “revival”. Il gioco era stato completamente ripensato, stravolto, spinto al limite. Un roguelike ancora più ambizioso, ancora più complesso, ancora più “McMilleniano”.

Il gameplay e le tematiche di Mewgenics
Il fulcro di Mewgenics risiede in un sistema di allevamento genetico senza precedenti. Ogni gatto eredita dai genitori tratti, abilità e tare genetiche, dando vita a combinazioni uniche e assolutamente imprevedibili. Ogni partita si configura come una storia a sé stante, un esperimento genetico che mette alla prova la capacità del giocatore di adattarsi e la sua stessa etica. Perché, come ha dichiarato McMillen, in Mewgenics, al pari della vita reale, “si tratta di far funzionare quello che ti è stato dato”.
Mewgenics non si limita, tuttavia, a essere un gestionale di gatti mutanti. Si tratta di una riflessione sulla genetica, sull’ereditarietà e sulla genitorialità. Un’opera che, attraverso il suo stile grottesco e irriverente, costringe il giocatore a confrontarsi con tematiche scomode, quali l’eugenetica e la neurodiversità. McMillen prende condizioni come l’ADHD, l’autismo e la dislessia (condizioni che lui stesso sperimenta in prima persona) e le trasforma in punti di forza, in abilità uniche, in grado di fare la differenza.
Il paragone con The Binding of Isaac è inevitabile. Entrambi i giochi condividono lo stesso DNA: l’amore per il caos controllato, l’umorismo nero e la capacità di trasformare il trauma in qualcosa di creativo. Ma, mentre Isaac rappresentava un viaggio interiore, un esame di coscienza, Mewgenics sembra voler ampliare lo sguardo, esplorando le complesse dinamiche che regolano il mondo circostante.
La gestione delle risorse e l’importanza delle relazioni interpersonali giocano un ruolo chiave. Il giocatore si ritrova a dover interagire con diversi npc (personaggi non giocanti) all’interno della città, ognuno con i propri interessi specifici riguardo ai gatti. Che si tratti di gattini, di esemplari con mutazioni particolari, o anche di gatti deceduti, è fondamentale valutare attentamente a chi affidare i propri felini, poiché questa scelta influenzerà le relazioni con i vari personaggi della Contea di Boon e sbloccherà nuove stanze, oggetti e classi avanzate.
In questo ciclo continuo, caratterizzato da allevamento, avventure e interazioni sociali, si manifesta l’essenza di Mewgenics.
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Accoglienza e aspettative
Le reazioni del pubblico e della critica specializzata si sono rivelate, nel complesso, positive. In molti hanno espresso apprezzamento per la profondità del gameplay, per la rigiocabilità e per la notevole quantità di contenuti offerti. Diversi recensori hanno lodato l’umorismo nero e lo stile grottesco tipico di McMillen, mentre altri hanno sottolineato la difficoltà iniziale e la natura “impegnativa” del gioco, che richiede tempo e dedizione per essere compreso appieno. Come notato da un critico, “Mewgenics ti assorbe profondamente, proprio come l’erba gatta, da cui prende il nome, fa con i felini”.
Nonostante l’accoglienza favorevole, alcuni giocatori hanno espresso delle riserve riguardo alla componente di casualità presente nel gioco. In particolare, è stata sollevata la questione relativa al peso eccessivo del caso nel determinare l’esito degli scontri, con alcuni giocatori che hanno lamentato una sensazione di impotenza di fronte a combinazioni di nemici particolarmente sfavorevoli.
Altre critiche hanno riguardato la curva di apprendimento, giudicata eccessivamente ripida, soprattutto nelle fasi iniziali del gioco. Alcuni giocatori hanno, infatti, segnalato una certa frustrazione nel dover affrontare una serie di sconfitte prima di riuscire a comprendere appieno le meccaniche di gioco e a sviluppare strategie efficaci. Sul fronte tecnico, sono stati segnalati alcuni problemi di ottimizzazione, con alcuni giocatori che hanno riscontrato cali di framerate, soprattutto nelle situazioni più concitate.
La colonna sonora, realizzata da Ridiculon, è stata universalmente acclamata. Le musiche, che spaziano da brani orecchiabili e allegri a composizioni inquietanti e suggestive, contribuiscono in modo significativo a creare l’atmosfera bizzarra e coinvolgente del gioco.
I nostri consigli
Riuscirà Mewgenics a soddisfare le elevate aspettative che si sono create nel corso degli anni? Si rivelerà un capolavoro o un esperimento fallito? Soltanto il tempo potrà fornire una risposta definitiva. Tuttavia, una cosa è certa: Edmund McMillen, ancora una volta, ha dimostrato di avere il coraggio di mettersi in gioco, di rischiare, di mostrare la sua anima imperfetta e disturbante. E questo, nel panorama videoludico contemporaneo, rappresenta un valore inestimabile.
Se siete giocatori occasionali e vi sentite sopraffatti dalla complessità di Mewgenics, il consiglio è quello di iniziare con calma, prendendovi il tempo necessario per apprendere le meccaniche di base e sperimentare con le diverse classi e abilità. Non abbiate paura di commettere errori, perché anche le sconfitte possono insegnarvi qualcosa di utile. Per i gamer più esperti, invece, il suggerimento è quello di approfondire le dinamiche più complesse del sistema di allevamento genetico, cercando di sfruttare al massimo le sinergie tra le diverse abilità e tratti genetici per creare gatti dalle caratteristiche uniche e devastanti.
In definitiva, Mewgenics* è un gioco che invita alla riflessione, stimolando il giocatore a interrogarsi sul significato della genetica, dell’ereditarietà e della genitorialità. Un’esperienza di gioco che, al di là del suo stile grottesco e irriverente, può arricchire il nostro bagaglio culturale e aiutarci a comprendere meglio il mondo che ci circonda. Che ne pensate? Siete pronti ad accettare la sfida?
- Pagina Wikipedia dedicata a Mewgenics, con informazioni sullo sviluppo e gameplay.
- Sito ufficiale di Super Meat Boy, gioco che ha reso celebre McMillen.
- Sito ufficiale di Tyler Glaiel, co-creatore di Mewgenics, offre approfondimenti sul suo lavoro.
- Pagina Wikipedia su Edmund McMillen, autore di Mewgenics.







